ALFRED KUBIN, IL POETA DELL’INCUBO

“Ciò che vediamo qui riflessa è la fine della vecchia Austria”.

Ernst Junger

Visionario, venato di humor nero, tremendamente contemporaneo: è incredibile che Alfred Kubin e la sua opera siano così poco conosciuti, almeno al pubblico italiano.

Alfred Kubin

Nato il 10 Aprile 1877 a Litoměřic , in Boemia, fu apprendista del fotografo di paesaggi Alois Beer. Fragile e morbosamente sensibile, gli eventi traumatici che segnarono i suoi primi anni ebbero una fondamentale importanza nello sviluppo del suo personalissimo stile. La morte della madre all’età di 11 anni e il conseguente tentativo di suicidio sulla sua tomba nel 1896, la relazione  intrecciata con una donna incinta quello stesso anno e la personalità tirannica del padre, oltre a un breve soggiorno nell’esercito Austriaco, scatenarono in lui quello stato di paranoia sessuale e ansia acuta che, più tardi, riuscì a trasferire nella sua opera. Questi traumi contribuirono ad accentuare gli aspetti più cupi del suo carattere, acutizzando la sua attrazione per la morte, il suicidio, le immagini macabre e bizzarre.

Salto mortale

Come direbbe Wilde, Kubin decise di rimanere “un eterno studente” dato che non finì mai gli studi intrapresi all’Accademia di Monaco. Fu qui, però, che l’artista venne in contatto con i lavori di Odillon Redon, Félicien Rops, Edvard Munch, pittori immersi nel lato nero della psiche e dell’esistenza. Dapprima entusiasta della tecnica dell’acquatinta, ripresa da Max KIinger, accordò poi le sue preferenze ad acquerelli, litografie e disegno a penna e inchiostro. Nel 1911 trovò il suo spazio all’interno della corrente artistica Blaue Reiter (Il cavaliere blu), opposta al razionalismo e al realismo cubista, dalla quale però si staccò a causa dello scioglimento del gruppo alla vigilia della prima Guerra Mondiale.

Mensch

Adorazione

Dal 1096 fino alla sua morte, avvenuta i 20 Agosto 1959, Kubin visse con la moglie Edvige Gründler, sposata nel 1904, in un piccolo castello del XII secolo a Zwickledt, in Austria. Con l’avvento del nazismo, il suo lavoro fu dichiarato “entartete Kunst”, cioè artedegenerata, un termine genericamente usato dal regime per indicare tutta l’arte moderna che non esprimesse la gloria del popolo tedesco o fosse di natura “ebraico bolscevica”, aggettivo che poteva significare tutto e niente. Nonostante questo, Kubin continuò a lavorare durante tutta la seconda guerra mondiale e vide il lavoro di una vita riconosciuto dallo stato austriaco, che gli assegnò il Gran Premio di Stato nel 1951 e la Decorazione per l’Arte e le Scienze nel 1957.

Il genio di Kubin si sviluppò in due direzioni: pittura e scultura.

Angstschrei

Festa di macello

Per quanto riguarda la pittura, la sua immaginazione morbosa, alle cui porte bussano sempre l’ossessione della morte, il fantasma della disfatta fisica e morale dell’essere umano e la certezza della follia,  era perfetta per illustrare opere di Hoffman, Poe, Dostoevskij, Gogol. Allo stesso tempo duro e raffinato, poetico e osceno, nel tratteggio della sua penna si annidano i fantasmi di una società in declino, della quale vengono svelate le debolezze, le fragilità, le paure. E’impossibile vedere un’opera di Kubin e non riflettere sul fatto che i demoni onirici che ci mostra appartengono a tutti noi, anche se facciamo di tutto per ricacciarli nel subconscio: non sorprende quindi la voce secondo cui gli azzimati damerini e le signore “bene” della società austriaca svenissero nel vedere i suoi disegni.

Dal punto di vista letterario, invece, Kubin è autore di quello che è considerato il primo esempio di letteratura espressionista: L’altra parte (Die Andere Seite). Ammirato da Kafka e da lui ripreso ne Il Castello, questo romanzo, l’unco di Kubin, nasce in un periodo prolifico della letteratura fantastica e del terrore, che si sviluppa nei territori di lingua tedesca tra ‘800 e ‘900 e ha tra i suoi maggiori

esponenti E.T.A. Hoffman. Nato dalle riflessioni scatenate dalla morte del padre, L’altra parte racconta dello strano viaggio di un artista invitato da un amico, Claus Patera, a visitare una “Terra di sogno” situata in Asia Centrale, vera e propria colonia per animi sensibili delusi dalla società moderna. Accettato l’invito, il protagonista si troverà in un Paese dove regna un eterno crepuscolo avvolto dalla nebbia e popolato da case decrepite lì trasportate dal “mondo reale”. Interpretato come una fosca predizione del disfacimento dell’Impero Austro-Ungarico, L’altra parte è una galoppata nei territori dell’inconscio, del grottesco e del bizzarro.

Signora a cavallo

In lingua italiana sono stati tradotti anche Demoni e visioni notturne (Damonen und Nachtgesichte), un’autobiografia fondamentale per capire la nascita dei temi dell’opera di Kubin (la malattia della madre, l’ostilità verso il padre e le sorelle, la morte della matrigna, la depressione sono tutti eventi narrati con lucidità e disarmante sincerità) e Lettere a un’amica.

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2 pensieri su “ALFRED KUBIN, IL POETA DELL’INCUBO

  1. …e per i tipi di serra e riva, negli ormai lontani anni ’80, Il dolce aloisio (sarebbe ora che qualcuno decidesse di ristamparlo!)
    Trovo estremamente interessante l’ accento che metti sulla finis austriae; vorrei aggiungere che leggendo Auto da fè di Elias Canetti, soprattutto nella parte finale mi sembra di ritrovare quell’ atmosfera tra l’ onirico e il surreale che in kubin è la norma. Complimenti vivissimi per la tua bella scrittura.

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