LO STRANO CASO DI GEF, LA MANGUSTA PARLANTE

A quanti di noi sarebbe piaciuto, da piccoli, poter parlare con il proprio cane, gatto o coniglietto? Raccontarsi storie, chiacchierare, condividere esperienze… questa fortuna (o sfortuna, a seconda dei punti di vista), toccò nel 1931 alla famiglia Irving, che viveva in una fattoria sull’Isola di Man.

Doarlish Cashen, la casa degli Irving.

Jim e la figlia Voirrey notarono un giorno uno strano animale aggirarsi nel cortile della fattoria e lo descrissero come “di colore giallo, simile a una donnola, con un corpo piccolo, una lunga coda pelosa, il naso schiacciato”.

Come Jim scrisse sul suo diario, il piccolo animale si trasferì poi dentro la fattoria e prese residenza dietro le pareti, dalle quali emetteva grugniti, sputava e soffiava, rendendo impossibile a tutti dormire. In seguito, imparò addirittura a parlare e a recitare le canzoncine che Voirrey cantava prima di addormentarsi. In breve tempo, l’animale fu in grado di sostenere conversazioni con l’intera famiglia e di spiegare che era sempre stato lì e li aveva sorvegliati per anni, ma ancora non sapeva esprimersi. La sua voce aveva un tono di voce più alto di un paio di ottave di quella umana e un timbro chiaro, a volte stridulo. Jim iniziò a chiamarlo Jack, ma la mangusta puntualizzò che preferiva essere chiamato Geoff, che scandì come Gef.

La famiglia Irivng: Voirrey, Margaret e Jim.

Gi Irving chiesero spesso a Gef chi fosse e da dove venisse, ottenendo sempre risposte contraddittorie e fantasiose: disse di volta in volta di  essere nato a Delhi, in India, il 7 Giugno 1852 (nel 1931 avrebbe avuto quindi 79 anni) e di aver vissuto prima con un uomo “alto, con un turbante verde” e poi “con un uomo deforme, un gobbo” per poi essere condotto in Inghilterra da un tale Holland. Altre volte sostenne di essere uno spirito, per poi negare recisamente di esserlo, sostenendo di essere solo “una povera mangusta troppo intelligente per questa misera esistenza”; si vantò di essere uno spirito ritornato sottoforma di mangusta e che avrebbe tormentato gli Irving con catene e suoni paranormali; con un certo orgoglio, affermò anche “sono un mostro. Ho mani e piedi e, se mi vedeste, sverreste, rimarreste pietrificati, mummificati, sareste tramutati in pietra o in una statua di sale!”

La cima dell’armadio di Voirrey, dove Gef mangiava, dormiva e giocava con la sua palla preferita.

Da quanto scrive Jim nel suo diario e dalle testimonianze di quanti ebbero a che fare con lui, Gef era un essere socievole, chiacchierone, molto legato agli Irving e soprattutto a Voirrey, ma aveva anche un lato burlone, pettegolo e a volte aggressivo. Ad esempio, suscitò le ire del vicinato intrufolandosi nelle case altrui e riportando agli Irving, che chiamava “la mia famiglia”, tutto ciò che succedeva e si diceva, spingendosi anche a descrivere ambienti e oggetti che i vicini tenevano nascosti, cosa che fece pensare a Jim che Gef fosse dotato anche del dono dell’invisibilità. Una volta che i genitori volevano tenere Voirrey nella loro camera da letto per sicurezza, Gef si infuriò, annunciando che sarebbe entrato comunque e che avrebbe seguito la bambina ovunque. Dopo poco, un vaso di vetro si sollevò e si schiantò contro il muro. In un’altra occasione, Gef scagliò una scatola di spilli contro un investigatore del paranormale venuto per indagare su di lui.

Questi atteggiamenti spinsero molti a considerare Gef un poltergeist, ma l’animale (chiamiamolo così in mancanza di un termine migliore) non aveva poteri paranormali, mangiava e dormiva e a volte urinava addirittura attraverso le fessure delle pareti. Inoltre, deciso a contribuire in qualche modo all’andamento familiare, usciva spesso a caccia e faceva trovare agli Irving, sul pavimento della cucina, molti conigli strangolati. Gli piaceva ricevere in dono banane, salsicce e dolcetti. Poteva anche perdere la pazienza e insultare gli Irving adulti (Voirrey, anni dopo, ricordò che Gef “imprecava parecchio”) o, addirittura, lanciare loro pietre, ma tornava subito docile quando la famiglia lo minacciava di trasferirsi e lasciarlo solo.

Jim indica uno dei nascondigli di Gef.

Chiaramente le voci sulla presenza di Gef si sparsero nel vicinato e oltre, attirando molti curiosi. Nel 1935 Harry Price, un eminente studioso del paranormale, fece visita agli Irving per raccogliere campioni da esaminare e cercare di vedere Gef, che si dimostrò tutt’altro che collaborativo. L’animale fornì peli di Mona, il cane di famiglia, invece dei propri, rifiutò di farsi fotografare ma fece trovare le proprie impronte sul blocco di plastilina che gli Irving avevano lasciato vicino a una delle sue tane, non mancando di sottolineare che era stato “maledettamente difficile” calcare le zampe su quel materiale. Ciò che Price rilevò fu l’evidente sproporzione tra le zampe posteriori e quelle anteriori, troppo grandi per un essere di 30 cm, ma coerenti con la descrizione fornita dagli Irving delle mani quasi umane di Gef. La Società Zoologica, a cui fu inviato il calco, confermò che nessun animale esistente aveva zampe di quel tipo, e che non c’era traccia delle pieghe che la pelle di un vero animale di solito presenta.

In alto a sinistra: zampa anteriore con dita distese. In alto a destra: zampa anteriore con dita ritratte. Al centro: zampa posteriore. In basso a destra: impronte dei denti.

Esistono tuttavia alcune foto di Gef scattate dagli Irving; come scrisse Jim, “Gef non ama essere fotografato e, se non fosse per l’insistenza e la decisione di mia moglie, non ci sarebbero fotografie, perché Gef obbedisce solo a lei, e anche in questo caso entro certi limiti”. Le foto sono sgranate, e non è possibile capire cosa realmente sia appollaiato sulla staccionata. Alcuni hanno suggerito che fosse un pupazzo o delle pelli di volpe o di coniglio disposte in modo da ricordare un animale, ma gli Irving erano poveri ed è difficile pensare che potessero permettersi pellicce, come confermato anche da una perquisizione della casa da parte di Nandor Fodor, lo psicanalista e investigatore del paranormale che rimase con la famiglia per un mese.

Gli scettici sostennero che la voce di Gef fosse frutto delle doti di ventriloquo di Voirrey, ma in due casi documentati l’animale parlò quando la ragazza non era presente. Altri dissero che il “povero Jim” era stato raggirato dalla moglie e dalla figlia che, stanche della noiosa vita di campagna, avrebbero cercato di spaventarlo per fargli vendere la casa e trasferirsi; in questo caso, è divertente notare che le due donne lasciarono la casa solo dopo la morte del capofamiglia, nel 1945. Inoltre, continuare a fingere nello spazio di una casa minuscola e nel contesto di un piccolo villaggio per molti anni senza mai tradirsi o essere scoperte sarebbe stato molto difficile, così come sarebbe stato difficile per Voirrey intrufolarsi nelle case dei vicini o spostarsi rapidissimamente da un punto all’altro della casa per riprodurre i colpi contro le pareti o i lanci di oggetti. Ad esempio, Gef poteva scatenare una baraonda di colpi contro le pareti della cucina e dopo pochi secondi lanciare un vassoio dalle scale del piano superiore.

Gef riuscì anche a convertire uno scettico, tale Arthur Morrison, figlio di un amico di famiglia molto legato a Jim. Morrison padre descrisse come, un giorno, una voce proveniente da dietro la parete della cucina gli avesse intimato: “Dì ad Arthur di non venire. Lui non crede. Se viene non dirò una parola e gli sparerò in testa”, a cui erano seguiti rapidi colpi provenienti da tutte le pareti della casa. Nonostante le minacce, Arthur andò dagli Irving, come ricordò nel 1937: “All’inizio mi ero fatto beffe di tutta la faccenda. Preoccupato per le persone coinvolte e allo stesso tempo divertito, il 7 Marzo 1932 mi recai a Doarlish Cashen (la casa degli Irving) per smascherare la truffa. Quando arrivai alla fattoria, una voce gracchiante disse “Ciao Arthur”, al che risposi “Ciao!”. Poi aggiunse: “chiamami Gef. Prima di vederti avevo intenzione di farti saltare la testa, ma ora mi piaci”. Dopo un paio d’ore, Gef riapparve con la seguente minaccia: “Ti terrò sveglio tutta la notte”. Quando Arthur chiese cosa avesse fatto di male, l’animale rispose: “Tu non mi credi”. Verso le 9 di sera, l’uomo sentì dei movimenti sotto al letto; si sporse per controllare e vide “un paio di acuti occhietti, più piccoli di quelli di un gatto, e una voce inquietante disse: “Adesso mi credi? Non osare agitare Jimo (il soprannome di Jim) con qualche osservazione scettica”.

Cosa si può dire allora di Gef? Harry Price riteneva che si trattasse di una truffa, ma senza scopi sensazionalistici o venali. Gli Irving facevano di tutto per evitare che i curiosi si avvicinassero alla casa e, nonostante le loro difficili condizioni finanziarie, rifiutarono sia di vendere a un giornale nazionale le foto di Gef che di cedere i diritti della vicenda a un agente teatrale americano che offriva loro 50.000 dollari. Secondo Price, l’isolamento e la solitudine degli Irving, in particolare di Voirrey, li spinse a condividere “un’illusione collettiva”, il che però non spiega molti avvenimenti legati a questa storia.

Nandor Fodor riprese la teoria della causa psicologica, spiegando Gef come “una parte della personalità di Jim, delle sue ambizioni e della sua mente provata dalla solitudine. L’inconscio di Jim avrebbe creato “un ibrido di Gef, che non rientrava in alcuna categoria umana, sovrannaturale o animale, pur avendo punti in comune con tutte e tre”.

Forse non è un caso che la scomparsa del misterioso animale coincida più o meno con la malattia e la morte di Jim che, nel suo diario, riporta un episodio curioso che pare confermare il legame psicologico Jim-Gef: “All’inizio, verso il 1931-32, a volte Gef smetteva improvvisamente di parlare, di notte, e implorava, con voce patetica: “lasciami andare Jim, lasciami andare” come se io lo stessi trattenendo con qualche potere mentale o psichico. Gli chiedevo dove volesse andare e lui rispondeva: “devo tornare nel sottosuolo”, al che io rispondevo: “Bene, vai, io non ti trattengo”. Lui urlava: “Svanito!” e lo si sentiva saltare su e giù per un bel po’; poi tornava il silenzio”.

Il caso di Gef rimane un mistero irrisolto. Viorrey, in un’intervista rilasciata quando era ormai adulta, continua a sostenere che non si trattava affatto di una truffa, e che Gef le ha rovinato l’infanzia e la vita adulta: le famiglie del circondario evitavano gli Irving, i bambini la prendevano in giro e la chiamavano “spettro”, molti la ritenevano una pazza, la fattoria dovette essere venduta a un prezzo bassissimo perché aveva la fama di essere frequentata dai fantasmi. La donna addossò a Gef anche la responsabilità di non essersi mai sposata: “come spiegare a un uomo quello che era successo?”

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