JOEL PETER WITKIN : L’ORRORE IN SCENA A FIRENZE

Rompo il lungo silenzio (chiedo scusa ai miei ventisette lettori, ma gli ultimi sei mesi sono stati abbastanza travagliati) sull’onda dell’emozione di aver saputo che Firenze ospiterà, dal 21 marzo al 24 giugno 2013, presso il Museo Alinari della fotografia, una mostra con 55 opere del Maestro, Joel Peter WItkin.

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Immagino che il suo lavoro sia più o meno noto a tutti gli amanti del weird, dell’horror e del macabro: le sue composizioni fotografiche, vere e proprie messe in scena teatrali, in cui il dettaglio è curato in modo maniacale, sono un tour de force nell’incubo, nei percorsi tortuosi che la mente compie quando l’occhio è costretto a guardare, suo malgrado affascinato, in quanti modi un corpo umano può essere sezionato, contorto, corrotto e reso ripugnante. Anche i miti artistici del passato sono dissacrati dalla sua macchina fotografica, quasi a mostrare che, con il passare dei secoli, il loro significato è morto come coloro che li hanno creati.

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Se vogliamo scavare nei traumi del passato, lo stesso Witkin ha più volte raccontato questo episodio accaduto durante la sua infanzia:

“Successe di domenica quando mia madre, io ed il mio fratello gemello stavamo scendendo le scale del palazzo in cui abitavamo. Stavamo andando in chiesa. Mentre camminavamo lungo il corridoio verso l’ingresso del palazzo, abbiamo sentito uno schianto incredibile insieme ad urla e grida in cerca di aiuto. L’incidente ha coinvolto tre vetture, tutte e tre con famiglie complete dentro. In qualche modo, nella confusione, non stavo più tenendo la mano di mia madre. Nel punto in cui mi trovavo sul marciapiede ho potuto vedere qualcosa che rotolava da una delle auto rovesciate. Si fermò sul marciapiede dove mi trovavo. Era la testa di una bambina. Mi chinai a toccare il viso, per parlargli – ma prima che potessi toccare qualcuno mi ha portato via”.

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La ricerca di una bellezza-orrore, la morte e il suo accanirsi sul corpo, il tabù del disfacimento, svelato e “nobilitato” da complicate scenografie, una sessualità ambigua dai toni necrofili che molti definirebbero indecente, i continui rimandi al cristianesimo fanno della mostra di Witkin un evento da non perdere, un must per tutti gli amanti del weird. Io di sicuro non me la perderò.

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