DAN HILLIER E I TENTACOLI DELLA BORGHESIA

Queste immagini dimenticate e memorie scartate riscrivono un periodo storico meravigliosamente oscuro, fatto di uomini elefante, tassidermia, morte e medicina. Se Beardsley scrivesse cartoline da una magione Vittoriana abitata da Werner Herzog e fenomeni da circo, avremmo opere come quelle di Hillier.

Dazed and Confused magazine

Finalmente ho iniziato la mia piccola collezione di arte “oscura” con una stampa di Dan Hillier: eccola qui. Mi piace tantissimo e non vedo l’ora di riceverla per ammirarne tutti i dettagli!

A place of our own

Dan Hillier, classe 1973, è cresciuto a Oxford ma si è laureato in Arti grafiche e illustrazione alla Ruskin University di Oxford. Viaggiatore incallito, ex tatuatore ed ex graffitaro, da due anni può finalmente (e per fortuna!) dedicarsi completamente alla sua arte. Come si legge sul suo sito (www.danhillier.com), dal quale vende merchandising e opere, la maggior parte dei suoi lavori è composta da scansioni di elementi grafici Vittoriani presi da enciclopedie, libri e giornali e rielaborati con Photoshop, a cui poi unisce disegni a penna da lui eseguiti.

Beetle

Le opere che ne risultano rievocano tutto il garbo estetico delle stampe di fine secolo, reso infinitamente più interessante da combinazioni paradossali e inquietanti di scheletri, membra umane e attributi animali. E’ come se l’artista ci volesse mostrare il volto reale dei personaggi borghesi che sceglie come protagonisti, tenuto nascosto dalle convenzioni sociali e dall’educazione.

Cecilia

Horsewoman

Ad esempio, la stampa “Clinch” (che, nota personale, era in ballottaggio con “A place of our own” per il mio acquisto) mostra il volto ossessivo dell’amore, e non è difficile immaginare i tentacoli della donna intorno al collo dell’amato, soffocato letteralmente dalla sua morbosa passione; immagino “Big smoke” come il vero volto di un magnate di industria che non si preoccupa di costruire il proprio patrimonio sulle vite di coloro che si oppongono alla sua sete di denaro; interpreto “Baby baby” come la visualizzazione di una delle molte storie di omicidio che popolavano l’immaginario Vittoriano: forse una madre costretta ad avere un bambino e impazzita per un attacco di baby blues? Ogni immagine è talmente particolare da lasciare alla macabra fantasia di chi guarda ogni possibile interpretazione, e qualsiasi tipo di storia ne può scaturire.

Clinch

Big smoke

Baby baby

Nel video Flush, realizzato per la band Losers, Tom Werber ha dato vita alle illustrazioni di Hillier, con un risultato tale da far sembrare Godzilla un vero novellino: divertitevi!

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MADAME TALBOT, COLLEZIONISTA DI MORTE

Gospel.

St. James infirmary jazz band.

Fra le molte, forse troppe cose che sono sulla mia lista di cose da comprare una volta che avrò una casa, c’è sicuramente un disegno di Madame Talbot. Di certo farà un figurone accanto al quadro di Mia Makila che gli penderà accanto!

Till Death do us Part.

Vampire garden.

Madame Talbot, a.k.a Ashleigh Talbot, è un’artista che, dalla sua casa Vittoriana infestata dai fantasmi sulla costa dell’Oregon, invia nel mondo fantastici disegni a penna e inchiostro che attingono dal il folklore Inglese e Americano, dalle storie di fantasmi e morti viventi, dalla cartellonistica di fine secolo, dall’atmosfera decadente che evoca immagini di oppio, assenzio, laudano, streghe e misticismo. Come se ciò non bastasse, Madame Talbot colleziona ogni genere di macabra paraphernalia, da rarissime teste rimpicciolite a cuori umani, dal make up che le pompe funebri usavano per dare un tocco di vivacità ai cadaveri alle ossa di mummia, dalle fiale per il veleno agli strumenti chirurgici, da piccole mummie di gatto a introvabili libri sulla morte.

Cranioclast Foetal Craniotomy Instrument

Tutti gli oggetti che si trovano sul suo sito (www.madametalbot.com) sono in vendita, e leggere le descrizioni che Madame Talbot ne fornisce fa davvero capire come la sua vita sia un rituale dedicato a onorare i morti, le ere che passate, l’immaginario che le circonda. E’come se volesse materialmente toccare il passato e assaporarlo, a volte letteralmente, come quando descrive in modo quasi toccante il primo sorso da una bottiglia di Madera del 1850 aperta dopo 150 anni.

Vintage Mortician Albochrome Ivory Drying Powder Bottle.

Madame Talbot ha coniato il termine Victorian Lowbrow per descrivere la sua arte, intendendo stavolta non tanto la volontà di rimanere in un ambito artistico underground, quanto l’affinità con le passioni delle classi “basse” di epoca Vittoriana: storie di sanguinosi omicidi come quelli  compiuti da Lizzie Borden, i freak show, i reperti anatomici insoliti, le patologie rare, tutti elementi che ritroviamo nella sua arte.

Man’s pauper burial suit.

Fare un giro sul suo sito è un’esperienza affascinante, bizzarra, commovente. Madame Talbot è l’incarnazione del motto “disce mori”.

MIA MAKILA, TRA HORROR E CARTOON

Mia Mäkilä

“Se Pippi Calzelunghe e Ingmar Bergman avessero avuto una figlia illegittima, quella sarei io”. Questa frase, con cui Mia Mäkilä ama presentarsi, riassume bene il mix di horror e cartoon che caratterizza la sua arte.

Nata nel 1979 a Norrköping, in Svezia, Mia è autodidatta e usa molte tecniche artistiche, spesso mischiate tra loro: collage, acrilico, gessetto, fotografia e modificazione di vecchie foto, manipolazione digitale e altri stratagemmi di sua invenzione.

Portrait of a witch

Little Grace with killer doll

Persona molto sensibile, piena di paure e ansie, ossessionata dalla morte (vivere in una casa stregata, forse, in questo senso non aiuta), Mia crea un mondo le cui radici affondano nell’estetica e nell’immaginario gotico vittoriano, venato di una sessualità dark che serpeggia in sottofondo o si mostra prepotente.

My secret lover

My Victorian vampire

L’artista dice che le sue fonti di ispirazione sono “la mia vita, i miei incubi, i miei sogni, le mie idee sul mondo. Le persone comuni che vedo in metropolitana. Inizio a fantasticare su di loro – chi sono, perché sono così ordinari, quale lato nascosto cercano di non farci vedere? Quali perversioni hanno, cosa li rende tristi, spaventati, eccitati, felici? Le persone comuni sono un mistero per me”.

Smiling bitches

A tale of two houses

Daddy’s secret

La sua arte è stata definita “horror art” perché, come spiega Mia, “tratto emozioni difficili come la rabbia, la paura, la pazzia, la tristezza, ma faccio anche divertire i miei demoni sulla tela” e offre altre definizioni: horror pop surrealism o dark lowbrow, inserendosi così nella tradizione della Lowbrow art. Nata a Los Angeles a fine anni ’70, le radici di questa corrente artistica sono i fumetti underground, la musica punk e sotto culture varie e il suo tratto fondamentale è un sense of humor cinico, sarcastico, allegramente demoniaco. La Lowbrow non si prende sul serio e rimane di solito lontana dai canali tradizionali “alti”, a cui si contrappone già dal nome (lowbrow= di bassa cultura, di basso livello).

The Phantom

Death of the American dream

Se si conoscono Gus Fink e i suoi personaggi irti di denti, è praticamente impossibile non sentire un’affinità tra il suo lavoro e quello di Mia; non a caso, i due hanno collaborato nel 2008 a una serie intitolata “Creeplings”, fatta di vecchie foto modificate per rispecchiare il loro mondo gotico e terrificante.

Creeplings 21

Creeplings 07