MIA MAKILA, TRA HORROR E CARTOON

Mia Mäkilä

“Se Pippi Calzelunghe e Ingmar Bergman avessero avuto una figlia illegittima, quella sarei io”. Questa frase, con cui Mia Mäkilä ama presentarsi, riassume bene il mix di horror e cartoon che caratterizza la sua arte.

Nata nel 1979 a Norrköping, in Svezia, Mia è autodidatta e usa molte tecniche artistiche, spesso mischiate tra loro: collage, acrilico, gessetto, fotografia e modificazione di vecchie foto, manipolazione digitale e altri stratagemmi di sua invenzione.

Portrait of a witch

Little Grace with killer doll

Persona molto sensibile, piena di paure e ansie, ossessionata dalla morte (vivere in una casa stregata, forse, in questo senso non aiuta), Mia crea un mondo le cui radici affondano nell’estetica e nell’immaginario gotico vittoriano, venato di una sessualità dark che serpeggia in sottofondo o si mostra prepotente.

My secret lover

My Victorian vampire

L’artista dice che le sue fonti di ispirazione sono “la mia vita, i miei incubi, i miei sogni, le mie idee sul mondo. Le persone comuni che vedo in metropolitana. Inizio a fantasticare su di loro – chi sono, perché sono così ordinari, quale lato nascosto cercano di non farci vedere? Quali perversioni hanno, cosa li rende tristi, spaventati, eccitati, felici? Le persone comuni sono un mistero per me”.

Smiling bitches

A tale of two houses

Daddy’s secret

La sua arte è stata definita “horror art” perché, come spiega Mia, “tratto emozioni difficili come la rabbia, la paura, la pazzia, la tristezza, ma faccio anche divertire i miei demoni sulla tela” e offre altre definizioni: horror pop surrealism o dark lowbrow, inserendosi così nella tradizione della Lowbrow art. Nata a Los Angeles a fine anni ’70, le radici di questa corrente artistica sono i fumetti underground, la musica punk e sotto culture varie e il suo tratto fondamentale è un sense of humor cinico, sarcastico, allegramente demoniaco. La Lowbrow non si prende sul serio e rimane di solito lontana dai canali tradizionali “alti”, a cui si contrappone già dal nome (lowbrow= di bassa cultura, di basso livello).

The Phantom

Death of the American dream

Se si conoscono Gus Fink e i suoi personaggi irti di denti, è praticamente impossibile non sentire un’affinità tra il suo lavoro e quello di Mia; non a caso, i due hanno collaborato nel 2008 a una serie intitolata “Creeplings”, fatta di vecchie foto modificate per rispecchiare il loro mondo gotico e terrificante.

Creeplings 21

Creeplings 07

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MADEMOISELLE GABRIELLE

Mi fa piacere aprire il blog con un tema molto caro agli amanti di tutto ciò che va sotto il nome di weird: i cosiddetti freaks, le meraviglie umane che facevano rimanere a bocca aperta i visitatori dei   sideshow, spettacoli messi a corollario di quelli principali nei luna park o nelle fiere.

Mademoiselle Gabrielle, oggi, non è una dei freaks più celebri, ma penso che, una volta viste le sue foto, la grazia e lo spirito di ferro che trapelano dai suoi occhi saranno ricordati da molti. Almeno, a me è successo così!

Mademoiselle Gabrielle Fuller nacque nel 1884 a Basilea, in Svizzera, e cominciò la sua carriera esibendosi all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900. In seguito tentò la sorte imbarcandosi per l’America, dove lavorò per il Dreamland Circus Side Show, i Ringling Bros. e Barnum & Bailey. Fu travolta dai guai giudiziari quando l’agente teatrale con il quale aveva iniziato una breve carriera nel vaudeville la portò in tribunale per rottura del contratto e, dopo quattro anni di battaglie legali, la donna rimborsare il suo ex agente con ben 2.000 dollari.

Non era comune per i freaks raggiungere la ribalta del vaudeville, dove spesso era proprio la bellezza di cantanti e attrici ad attrarre in sala il pubblico, ma Mademoiselle Gabrielle era un caso a parte.   Dotata di una bellezza notevole, affascinante, di ampia cultura, sicura di sé, era convinta di non dovere invidiare nulla alle altre donne. Per fare risaltare le proprie grazie amava stringersi in corsetti che accentuassero le curve, indossare gioielli raffinati e indulgere in tutti gli orpelli vittoriani più in voga. Grazie alla dignità che trapelava dalla sua persona, sembra che il pubblico si rapportasse a lei con reverenza, al contrario di quanto avveniva con gli altri freaks, spesso visti come un veicolo attraverso cui riaffermare il proprio senso di normalità e di appartenenza. 

Gli uomini la trovavano bellissima e facevano la fila per corteggiarla: non sorprende, quindi, che Gabrielle si sia sposata tre volte. Proprio a causa di questi frequenti   cambi anagrafici, però, è difficile rintracciare notizie sui suoi ultimi anni, e la sua data di morte è sconosciuta.

Una curiosa testimonianza che la riguarda arriva da un numero della rivista London Life datato 16 Febbraio 1929. In un articolo intitolato “Limbless people I have met”, lo scrittore Wallace Stort (che si auto definisce “lover of the limbelss”) tratteggia un breve ritratto di Gabrielle, inserendolo tra le descrizioni di donne senza gambe o braccia da lui conosciute.

Ho visto Gabrielle, che ha trascorso quasi tutta la vita in America, durante una mia precedente visita negli U.S.A. alcuni anni fa. E’ sui 40 anni e, per molto tempo, è stata considerata il perfetto esempio delle cosiddette “donne con metà corpo” celebri nei freak shows. Scendendo lungo i fianchi, è una donna dalle proporzioni stupende. Al di sotto non c’è nulla e il suo tronco termina elegantemente poco al di sotto della vita, senza alcun moncherino”.

Un’ultima curiosità: Nel suo “La fin du monde”, Blaise Cendrars sembra ispirarsi proprio a Mademoiselle Gabrielle nel tratteggiare il personaggio della Présidente. Come Gabrielle, anche Cendrars era nato in Svizzera, ed è possibile che, da giovane, abbia sentito parlare o abbia addirittura visto la donna in uno dei suoi spettacoli.